Japan Fashion Week, si conclude a Tokyo con discreto successo.

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Dovete sapere che esistono tante fashion week nel mondo, ma che purtroppo le uniche citate sono sempre, New York, Londra, Italia e Parigi. Oggi vi mostro alcuni interessanti brands dalla fashion week nipponica, che si è conclusa sabato a Tokyo.
La realtà giapponese è alquanto contemporanea e bizzarra nonostante un’importante e radicata storia ed il marchio Né-Net esprime benissimo questo concetto, in un mix di colori, riferimenti a personaggi manga. Ironico è il completo, fantasia dollaro americano, blusa e gonna con tanto di mantella.

Una visione dal profumo gotico è quella di Suzuki Takayuki, che presenta la collezione in modo volutamente spartano, con gli abiti appesi alle grucce in malomodo; gonne a balze e rouches, con tagli asimmetrici, così come sui vestiti senza spalle. Colore rigorosamente nero, con accenni di bianco e rosa antico.

Le amanti dei maxi-cappotti ameranno quelli di Yuma Koshino, proposti in principe di Galles, grigio, o in fantasia a quadri enormi verde e marrone. Per chi ama le forme balloon può dare un’occhiata al brand Everlasting Sprout, di Keiichi Muramatsu, con cappottini gonfiati e mantelline, anche a mò di ventaglio.
A tenere alta la bandiera delle tradizioni senza, o quasi, alcuna influenza occidentale è Jotaro Saito, che propone una serie di kimoni in diverse fantasie ma che mantengono al 100% il carattere Japan. Mentre c’è chi mette in scena un largo abito-tuta in bianco con scollo profondo a V, un kaftano con scollo quadrato, una maglietta senza spalle metallizzata, con giacca e leggings in lurex, sto parlando di Sara Arai ed il suo brand Araisara (gioco di parole derivante dal nome).
Un mix tra Versace e Richmond è, a mio parere, la collezione del brand G.V.G.V. con pelliccia e leggings, giacca di pelle e baschetto, gonna a vita alta e ancora, smanicato in pelle lucida con vertiginoso scollo e stivali neri.
Un discorso più artistico è creato dal brand Somarta, di Tamae Hirokawa, che intaglia i tessuti in modo perfetto, formando strane geometrie sui capi come sul vestito in pelle marrone lucido.
Meritano citazione l’accurato minimalismo del marchio Lep Luss, di Seiji Igeta e Yoshiko Kato e del marchio Hidenobu Yasui; la lavorazione della maglieria in mood folkloristico di Han Ahn Soon; il vaporoso e colorato mondo di Reem, che tanto ci ricorda un etereo Galliano.
Buon approfondimento del mondo orientale.
Fonte: japan fashion week.

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