Alexander McQueen, addio giovane maestro.

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Quando la notizia ha iniziato a prendere piede, una sorta di sensazione di gelo si è manifestata in tutti gli appassionati e non del mondo della moda. Una cosa assolutamente impensabile. Lo stilista Alexander McQueen si è  impiccato nella sua casa in Green Street-West End, Londra.
Da fonti certe si è saputo della sua forte depressione a causa della perdita della madre Joyce, avvenuta una settimana fà, a cui era legato in maniera indescrivibile. Lei sempre in prima fila ai suoi eventi ed alle sue sfilate. Un vuoto che evidentemente sentiva di non poter colmare se non “raggiungendola”. Una tragedia vera e propria.

Il mondo della moda è assolutamente incredulo e ancora tutti noi dobbiamo realizzare quanto accaduto. Lo stiamo facendo pian piano ed un senso di disperazione inizia a colpire un pò tutti. Un gesto assurdo all’età di 40 anni, per uno degli stilisti più eccentrici e provocatori del mondo haute couture.

Iniziò la sua carriera a soli 16 anni presso l’atelier di Anderson e Sheperd a Saville Row. Ha lavorato con Koji Tazuno e Romeo Gigli. Il boom arriva con l’ingaggio, come direttore creativo, da parte di Givenchy nel 1997. Da quel momento la sua carriera raggiungerà vette sempre più alte vincendo per 4 volte il “British Designer of the Year” e raggiungendo un accordo, nel 2001, con il gruppo Gucci, e firmando la sua prima collezione con il proprio nome Alexander McQueen.
La tragica coincidenza, forse non proprio una coincidenza, è che la prima persona a credere veramente nel suo talento fu una giornalista morta suicida 3 anni fa, Isabelle Blow. Alexander era adorato da tutti, perfino dalla freddissima regina Elisabetta che lo insignì, nel 2003, del “Commander of the most excellent order”, un riconoscimento concesso in precedenza solo a Sting ed al chitarrista dei Pink Floyd, David Gilmour.
Un saluto caro Alexander, adesso dobbiamo trovare noi il modo di colmare questo vuoto, e sarà veramente dura.

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